Disponibile su CUBOVISION fino al 30/09/2014


    Big Data: la fine della privacy

    Titolo orginale: Terms And Conditions May Apply; Hyrax Films, Topiary Productions: 2013
    Autore: Cullen Hoback
    Produzione: Hyrax Films, Digital Immigrants Production (2013)
    Durata: 77'
    HotDocs Toronto 2013
    Seattle International Film Festival 2013
    Slamdance Film Festival 2013
    Dallas International Film Festival 2013.

    Inchiesta americana che indaga sul destino della nuvola di dati generata, con il nostro inconsapevole consenso, dai nostri quotidiani click online.
    Prima di cliccare su “accetto”, avete mai letto davvero i “Termini e Condizioni” e l’ ”Informativa sulla Privacy” dei vostri siti Web preferiti, dei social network a cui vi siete registrati, o delle app per smartphone e tablet che avete scaricato?
    Probabilmente no, come tutti quanti del resto! Anche perché, se dovessimo leggere tutto quello che firmiamo, è stato calcolato che impiegheremmo l’equivalente di un intero mese di lavoro ogni anno.
    Questa inchiesta, realizzata dal filmmaker americano Cullen Hoback e girata negli Stati Uniti ed in Europa, svela ciò si nasconde dietro al rapido click di accettazione e ciò che aziende e governi possono fare con le nostre informazioni personali.
    Possono ad esempio creare profili dei nostri gusti e preferenze, completi delle parole chiave inserite nei motori di ricerca, dei nostri dati personali, delle nostre relazioni in rete, dei file che scarichiamo, dei siti che visitiamo e quindi proporci pubblicità mirate.
    Oppure vendere le stesse informazioni a terzi, per fini non meglio precisati, o cederle, per obblighi di legge, ad enti governativi in nome della sicurezza nazionale, della prevenzione di reati o di crimini terroristici.
    Non è sempre stato così. Nel 2001 negli USA erano pronte dozzine di leggi per tutelare la privacy su Internet, ma sono state tutte abbandonate all’indomani dell’11 settembre con l’approvazione dell' “USA Patriot Act” (acronimo per "Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism”, ovvero “Unire e rafforzare l’America allestendo strumenti appropriati per intercettare e ostacolare il terrorismo”) firmato da George W. Bush e prorogato a larga maggioranza il 26 maggio 2011 su proposta del Presidente Obama.
    Nell’arco di più di un decennio commi e paragrafi contenuti nei "Termini e Condizioni" si sono moltiplicati - come quelli che autorizzano preventivamente ulteriori modifiche unilaterali - mentre molti vincoli di riservatezza sono stati indeboliti o addirittura eliminati - come nell’ultima versione di Facebook, che condivide di “default” i dati del nostro profilo con tutto il mondo.
    Tutto questo consente la raccolta e la capitalizzazione di montagne di informazioni relative ad ogni singolo utente, che difficilmente può esercitare il proprio controllo. Come dimostrato dalla causa “Europe vs Facebook” vinta dallo studente di legge austriaco Max Schrems, utente saltuario del social network, che è riuscito a farsi consegnare da Facebook parte della documentazione creata e detenuta in relazione al suo profilo: 1.222 pagine.
    E, secondo le ricostruzioni dell’inchiesta, si verificano anche situazioni alla Minority Report. A Londra, alcuni cittadini che si stavano organizzando su Internet per un flash mob pacifico di contestazione durante le celebrazioni per le nozze reali di William & Kate, sono stati arrestati in via preventiva dalla polizia per "potenziale turbamento dell'ordine pubblico". Non solo la privacy ma anche la libertà di espressione del pensiero sembra minacciata.
    Attraverso interviste con l’ingegnere capo di Google, Ray Kurzweil, con il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, con esponenti di Anonymous, con studiosi ed esperti, ma anche con appassionati di tecnologia come il musicista Moby, BIG DATA: LA FINE DELLA PRIVACY analizza l’evoluzione della privacy nell’era in cui tutto è condiviso, messo in Rete e nelle mani di chi ne gestisce le piattaforme più utilizzate.
    Da qualche parte, senza che noi ce ne accorgiamo ma con il nostro inconsapevole consenso, è registrato ogni nostro click: potremo mai riprenderci la nostra privacy nell’era dei Big Data?


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