Disponibile su CUBOVISION fino al 31/08/2014


    Il prezzo dello smartphone

    Titolo orginale: E-Germinal: dans l'enfer des usines chinoises; UPSIDE TELEVISION - Envoyé Spécial: 13/12/2012
    Autore: Anne Poiret
    Produzione: UPSIDE TELEVISION (2013)
    Durata: 55'
    Finalista al Premio Ilaria Alpi 2013

    Con oltre 1.400.000 impiegati, la Foxconn è l’azienda privata più grande della Cina con base a Shenzen nel sud del paese dove 30 iniziò la liberalizzazione dell’economia cinese. Negli stabilimenti della Foxconn vengono assemblati gli amatissimi iPhone e altri prodotti Apple, 24 ore al giorno. Negli ultimi anni l’azienda è stata al centro di polemiche e bufere mediatiche a seguito di alcuni scioperi non autorizzati e soprattutto a causa di una serie di suicidi avvenuti al suo interno.
    Steve Jobs garantì che per essere una fabbrica, la Foxconn era una fabbrica piuttosto bella. La realtà che gli autori di questo documentario si trovano davanti differisce amaramente dall’idillio a cui fece riferimento il fu direttore della Apple. I giornalisti non sono ammessi dentro gli stabilimenti Foxconn, si deve dunque ricorrere agli infiltrati con tanto di telecamere nascoste. Xu Hiu, ricercatore all’Università di Sun Yat Sen, si fa assumere insieme ad un’amica dalla Foxconn per documentare le condizioni di lavoro all’interno degli stabilimenti. Le condizioni dentro le mura di questa vera e propria città nella città sono spaventose, gli operai vivono ammassati uno sopra l’altro in stanzoni sporchi e mal riscaldati, i turni sono massacranti, fino a 13 ore consecutive al giorno.
    Ogni mattina gli operai vengono radunati e sottoposti ad un sadico rituale dove insieme agli ordini di lavoro per la giornata ricevono anche insulti gratuiti. Allo stipendio mensile di 220 euro vengono sottratte le spese per il dormitorio e persino per il tesserino identificativo, e quasi tutti fanno gli straordinari nella speranza di racimolare qualcosa. La maggior parte degli impiegati alla Foxconn, che assembla anche prodotti Nokia e Amazon, provengono dalle zone più povere del paese, alcuni di loro non hanno ancora compiuto vent’anni.
    Nel periodo che va da gennaio a giugno 2011 ben 14 impiegati si tolgono la vita all’interno degli stabilimenti a causa delle condizioni di lavoro insopportabili. Tian Yu è rimasta in sedia a rotelle dopo aver tentato il suicidio ed è tornata vivere coi genitori in una zona rurale della Cina dopo essersi licenziata e aver chiesto all’azienda un risarcimento. Foxconn si è rifiutata di pagare un indennizzo e ha deciso di coprire solo le spese mediche per un totale di 22.000 euro. A seguito di tali tragedie la Apple dichiara che la Foxconn si è impegnata a rendere le condizioni di lavoro migliori implementando una serie di misure volte alla salvaguardia dei lavoratori. Il limite nazionale di 60 ore mensili non verrà più superato, è stato anche attivato un numero verde, è 78585 che in Cinese si legge “aiutami”, che è impresso su tutti i badge identificativi. I lavoratori da questo momento in poi verranno selezionati con più cura, evitando i soggetti più deboli tramite un test psicologico pre-selettivo.
    Nel frattempo l’azienda ha avviato un rapido processo di delocalizzazione, aprendo nuove filiali in tutto il paese. Una di queste, dedicata esclusivamente all’assemblaggio dell’iPhone 5, è stata costruita in una delle zone più povere del paese dove il salario minimo è il più basso della Cina. Qui l’azienda “accoglie” tirocinanti provenienti dalle scuole i quali, teoricamente, dovrebbero svolgere attività a fini formativi. Due giovani studentesse di appena 16 anni lavorano in catena di montaggio nonostante stiano studiando per diventare paramedici. I tirocinanti in verità servono a supplire l’aumento di richiesta di manodopera in vista dell’uscita del nuovo iPhone.
    Quando le vittime o i loro parenti intentano cause legali contro l’azienda, il sistema giuridico derubrica le denunce che spesso rimangono irrisolte o inascoltate. Foxconn e Apple si tutelano preventivamente inserendo nei loro contratti delle clausole che le esonerano da responsabilità alcuna in caso di suicidio o infortunio sul lavoro, lasciando così intere famiglie devastate dalla morte dei loro cari nonché sul lastrico.


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